Laboratorio Politico della Destra Identitaria e Creativa


lunedì 22 giugno 2009

Campo Cyrano


Un fanatsico weekend a Sorrento per unire la scuola e la cultura con tanto divertimento.
Ragazzi di tutte le età provenienti da tutta Italia potranno incontrare i Ministri Maria Stella Gelmini e Giorgia Meloni insieme a pergonaggi dal mondo della cultura e dell'informazione come Guccini, Sansonetti e Zecchi.
Il costo..? solo 30 euro compreso albergo per due notti e pasti!














Stiamo organizzando il campo studentesco, che abbiamo scelto di chiamare “Campo Cyrano” in omaggio al personaggio di Rostand, simbolo di sognatore spadaccino che ci piace immaginare rappresenti tutti noi, sognatori della politica. Il campo si svolgerà a Sorrento dal 10 al 12 Luglio e deve diventare un’occasione d’incontro per tutti gli studenti d’Italia che vogliono passare tre giorni insieme nella splendida cornice della costa sorrentina e unire la capacità di divertirsi in modo sano e di confrontarsi insieme sul futuro della scuola italiana.
Il costo del campo è di 30€ a testa, che comprendono albergo e pranzo, per prenotare telefonare al numero 3381000705 (Pierfrancesco Bencivenga).


PROGRAMMA

domenica 21 giugno 2009

Gheddafi: inaccettabile!!!

Di Gori Gianpaolo:

Rimango allibito e sdegnato da come si sia permesso e tollerato un simile comportamento al col. (senza offesa per il grado delle forze armate) Gheddafi fin dal suo arrivo nel nostro paese. Già dall'episodio della foto appesa alla sua divisa si capisce il suo volere provocatorio nei nostri confronti fino a passare per le sottigliezze della cattiva educazione e del non rispetto verso le nostre alte cariche dello stato che lo hanno accolto in modo assai sfarzoso... ma chi si crede di essere? e sopratutto dov'è finito il nostro onore?! Perchè ci scordiamo troppo presto di quello che abbiamo fatto di buono durante "l'occupazione"libica precedente alla seconda guerra mondiale dove i nostri soldati del genio si sono adoperati per portare civiltà e progresso in quella terra dove non sapevano nemmeno cosa fossero l'elettricità e le strade. Perchè dimentichiamo come sono stati trattati i nostri connazionali negl'anni 70-80 in terra libica: italiani che hanno lasciato la loro patria per cercar fortuna altrove e che una volta riusciti nel loro intento si sono visti privare di tutti i loro averi per un capriccio di quel signore che in questi giorni ha osato definirsi imperatore del regno libico italiano... ma stiamo scherzando!!! Ripeto ma dov'è finito l'orgoglio di essere italiano!!! dov'è finito il rispetto verso una civiltà così antica una civiltà che insegnato a vivere a tutta europa e parte dell'africa dov'è finito l'orgoglio di dire da parte nostra si sono italiano! e me ne vanto!Forse lo spirito della patria e l'attaccamento alla nostra bandiera e al nostro passato, mai tanto forte come negl'anni del ventennio, è schiacciato dall' idea del perbenismo dell'integrazione e da tutte quelle forme di pensiero che vedono un'ideologia xenofoba e razzista in tutto quello che rappresenta invece del giusto patriottismo. E comunque cosa si vuole sperare quando si tollera che all'indomani della strage in Iraq un gruppo di manifestanti cantava 10 100 1000 Nassiriya.... continua il mio sdegno aspettando tempi migliori....


E' comprensibile e in parte condivisibile questo sfogo, ma quando si parla di questi temi si deve fare qualche riflessione in più.
E' sicuramente vero che il colonialismo italiano non è stato sfuttamento ma è stato piuttosto investimenti, progresso, infrastrutture; ma si deve ricordare che è stato con la guerra che gli italiani sono arrivati in Libia!
Nessuno più di noi può capire quale sia il sentimento verso un popolo che viola la propria nazione e invade il proprio territorio, non si può pensare che i benefici economici e sociali che la Libia ha avuto dall'esperienza coloniale italiana siano sufficienti a ripagare l'umiliazione di aver perso il controllo della propria nazione.

A riguardo dei comortamenti assurdi di Gheddafi non ci sono giustificazioni, anche se è evidente che i comportamenti di finto revanchismo verso i conquistatori italiani, necessari per la sopravvivenza della sua dittatura, stridono fortemente con gli accordi economici, tutti a vantaggio dell'Italia, stretti tra i due paesi.

Pasqualino Favoriti

martedì 16 giugno 2009

Onore a Francesco Cecchin


Oggi, Martedì 16 giugno 2009 ricorre il 30° anniversario dell'assassinio per mano comunista di Francesco Cecchin.
Un assassinio senza giustizia. Francesco è una giovane vita spezzata, rapita dal vento di quella notte di giugno di tanti anni fa. Un ragazzo di 17 anni che finiva i suoi giorni scagliato con odio sul cemento di un cortile.

STORIA DI UN GIOVANE MORTO PER I SUOI IDEALI:Siamo nel maggio del 1979 e la tensione nella zona di Roma Est è piuttosto alta a causa delle continue provocazioni perpetrate da aderenti al PCI ai danni di militanti del Fronte della Gioventù e delle loro sezioni. Ai primi del mese questi “attivisti” comunisti compiono un attentato incendiario contro la sede del MSI – FDG di Viale Somalia 5, seguito poi da numerose azioni di disturbo della normale attività del Fronte della Gioventù, condite da minacce varie ed atteggiamenti aggressivi. In tutti questi episodi viene notata la presenza di una Fiat 850 bianca, che risulterà poi fondamentale nel seguito della vicenda. La sera del 28 maggio, intorno alle ore 20.00, quattro ragazzi del F.d.G., tra cui Francesco Cecchin, si recano in Piazza Vescovio per affiggere manifesti. Vengono però subito notati da un gruppo di militanti della sezione del PCI di Via Monterotondo, che danno inizio alla sistematica copertura di tali manifesti. Un giovane cerca di impedire la provocazione, ma viene circondato da una ventina di attivisti del PCI, capeggiati da Sante Moretti, già coinvolto in numerosi episodi di violenza contro il circolo del F.d.G. di via Migiurtinia e divenuto poi sindacalista. Costui, dopo aver allontanato bruscamente un agente di PS in borghese chiamato ad intervenire (“…lo so che sei un agente di PS ma non me ne frega niente…”), si rivolge ai ragazzi del Fronte con affermazioni del tono “…vi abbiamo fatto chiudere Via Migiurtinia, vi faremo chiudere anche Viale Somalia…”. Alla fine, rivolgendosi a Francesco, lo apostrofa così: “TU STAI ATTENTO, CHE SE POI MI INCAZZO TI POTRESTI FARE MALE!”. Inoltre lo stesso Moretti, al tentativo dei giovani del Fronte di avvertire la polizia, si rivolgeva ai suoi compagni dicendo: “Non vi preoccupate compagni, ho già avvertito il dott. Scalì (commissario di zona). E’ tutto a posto”.
La stessa sera, intorno alla mezzanotte, Francesco esce di casa (Via Monte delle Gioie) insieme alla sorella per fare una passeggiata fino a Via Montebuono, dove un suo amico lavora in un ristorante. Non trovandolo, torna sui suoi passi fino a Piazza Vescovio.
Verso le 24.15, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all’edicola di Piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca, che compie una brusca frenata davanti a loro. Dall’auto scende un uomo, che urla all’indirizzo di Francesco: “…E’ lui, è lui, prendetelo!”. Intuendo il pericolo e probabilmente riconoscendo l’aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina che nel frattempo il guidatore aveva spostato all’imboccatura della stessa via Montebuono.
La sorella intanto si getta vanamente al loro inseguimento urlando: “Francesco, Francesco!”. Le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo, dove sale su una Fiat 850 bianca, che si allontana velocemente. Dopo aver telefonato alla polizia, il giovane viene raggiunto da un inquilino dello stabile di via Montebuono 5, che lo informa della presenza, sul suo terrazzo sottostante di cinque metri il piano stradale, di un ragazzo che giace esanime al suolo. Il giovane, giunto sul posto, riconosce in quel ragazzo il suo amico Francesco Cecchin.
Il corpo è in posizione supina ad una distanza di circa un metro e mezzo dalla base del muro e perde sangue da una tempia e dal naso. Nella mano sinistra ha ancora un mazzo di chiavi di cui una, che spunta dalle dita, è storta; in quella destra c’è un pacchetto di sigarette.
Tra i giornali del 29 maggio solo il Tempo e il Messaggero riportano la notizia. La versione dei fatti fornita dalla stampa è quella dell’incidente, della tragica fatalità. Uguale versione viene diffusa dalla RAI.
A questo punto, mentre sarebbe stato lecito attendersi immediate indagini da parte delle forze dell’ordine, si assiste invece all’affrettarsi di tutti a liquidare l’accaduto come un incidente. Secondo alcuni Francesco, “impaurito”, avrebbe scavalcato il muretto del cortile senza rendersi conto che al di sotto ci fosse un salto di cinque metri. Altri, come il commissario Scalì, hanno addirittura negato che vi fosse stata una colluttazione tra il giovane e i suoi aggressori. Sia la stampa di regime che “gli inquirenti” hanno fin dall’inizio cercato di far passare l’ipotesi dell’incidente.
Apparendo questa visione sospetta, mentre alcuni militanti del Fronte della gioventù vegliano Francesco in coma, altri, a fronte dell’assoluta e scandalosa inerzia delle forze dell’ordine, cominciano a fare indagini private, che portano a scoperte molto interessanti: innanzitutto si viene a sapere che Francesco conosceva molto bene quel palazzo e il suo cortile, in quanto lì abitava un suo amico. Inoltre risulta alquanto strano che il corpo sia stato trovato in posizione supina anziché riversa, tipica di chi si lancia. In secondo luogo gli arti non presentavano fratture, inevitabili quando si effettua un salto volontario da una simile altezza. L’ipotesi che Francesco sia stato gettato di peso viene inoltre avvalorata da altri due particolari: il trauma cranico, sintomo che il peso dell’impatto al suolo si è scaricato tutto sulla testa, e il fatto che questa si trovi più vicina al muro rispetto ai piedi.
La chiave piegata tra le dita di una mano e il pacchetto di sigarette nell’altra sono una prova ulteriore del fatto che gli aggressori hanno gettato il corpo di Francesco, già esanime, al di là del muretto che delimita il terrazzo: chi pensa di lanciarsi oltre un ostacolo cerca, infatti, di avere le mani libere.
Che prima di questo tragico epilogo ci sia stata una violenta colluttazione è dimostrato dalla chiave piegata rinvenuta tra le dita di Francesco, sicuramente usata come arma di difesa contro i suoi assassini.
Anche le ferite e lesioni riscontrate su tutto il corpo (echimosi e graffi sulle braccia e sul collo, ematoma all’occhio sinistro, spappolamento della milza), confermano la tesi dell’aggressione, essendo queste di natura traumatica e riconducibili a colpi ben assestati da persone esperte, da professionisti della violenza.
A rendere inconfutabili queste tesi, altri due importanti elementi: le tracce di sangue trovate tra il cancello e gli scalini vicini al parapetto del cortile, lunghe alcuni metri fino al bordo del muretto (indice che il corpo di Francesco è stato prima trascinato e poi sollevato di peso a causa degli scalini), e la dichiarazione resa da alcuni testimoni, che affermano di aver udito “LE GRIDA DEL RAGAZZO, POI ALCUNI ATTIMI DI SILENZIO… E INFINE UN FORTE TONFO NON ACCOMPAGNATO DA ALCUN GRIDO”. Risulta difficile credere che una persona possa gettarsi spontaneamente giù da un muro alto cinque metri senza emettere il minimo suono.
Il 16 giugno, dopo diciannove giorni di coma, Francesco muore. Da allora negligenza, indifferenza, omertà. Nessun colpevole è mai stato condannato per questo crimine: l’unico imputato, l’attivista comunista Marozza, fu, infatti, assolto. La sentenza parlò di “omicidio volontario ad opera di ignoti” e di “omissione di atti d’ufficio” per tutti gli inquirenti che non svolsero indagini: c’è stato un assassinio dunque, e di esso si sono resi complici coloro che avrebbero dovuto fare giustizia e non l’hanno fatto.

E' nostro dovere far sì che il tempo non cancelli nella memoria di nessuno il ricordo di ciò che accadde in quel lontano giugno del 1979, nella speranza mai morta che qualche elemento nuovo possa consentire di riaprire il caso e di soddisfare finalmente la nostra sete di giustizia.

Lunedi 15 giugno alle ore 20.00 in VIalke Paolo Di Nella Azione GIovani Roma organizza un concerto in ricordo di Francesco Cecchin a 30 anni dalla sua morte. .
"Una storia di libertà". Questo il titolo del concerto, una serata per ripercorrere insieme la storia della nostra comunità, una comunità di uomini liberi. .
CAMERATA FRANCESCO CECCHIN: PRESENTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!



Voli di Stato, la Procura archivia il caso

da Libero-news.it

Tanto tuonò che non piovve: la Procura di Roma ha chiesto al Tribunale dei ministri di archiviare l’inchiesta sui “voli di Stato” che vedeva coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. La decisione è stata comunicata questa mattina e a riferirla sono fonti giudiziarie. I magistrati hanno trasmesso gli atti dell’indagine preliminare su presunti abusi nell’utilizzo dei voli di Stato al Tribunale dei ministri.
Già la scorsa settimana il Consiglio di Stato aveva respinto l’appello presentato dall’associazione dei consumatori, il Codacons, che aveva chiesto l’abrogazione di una direttiva del governo che disciplina proprio l’uso degli aerei per le alte cariche della repubblica. Ma secondo le fonti, il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione perché è risultato che su ognuno dei sei voli in questione c’era una persona autorizzata.
Lo scorso 3 giugno la stessa Procura romana aveva ipotizzato il reato di abuso d’ufficio per il premier, in seguito alle polemiche nate dalle foto scattate dal fotografo Antonello Zappadu a Villa Certosa dove erano state riprese alcune persone ospiti del Cavaliere. Veniva chiesto a Berlusconi con quali mezzi gli ospiti erano stati portati in Sardegna e in alcuni scatti si vedevano personaggi come il cantautore napoletano Mariano Apicella o una ballerina di flamengo scendere da un velivolo di Stato.
Ma il Il Codacons non si rassegna: l'associazione, che evidentemente ne sa più della magistratura, dice che presenterà domani al tribunale dei ministri opposizione all'archiviazione. Il Codacons ha spiegato che «in presenza di nuovi elementi la giurisprudenza consolidata può essere modificata». «Domani stesso - ha detto il presidente del Codacons Carlo Rienzi - depositeremo al Tribunale dei Ministri una memoria per dimostrare come vi siano comunque costi per l'erario determinati dalla presenza di soggetti estranei alle delegazioni sui voli di Stato. Costi legati sia alla necessità di scegliere aerei di dimensioni maggiori sia all'esigenza di un'assicurazione obbligatoria per i trasportati». «Queste circostanze - ha concluso Rienzi - non sono mai state prese in considerazione dalla giurisprudenza passata la quale, quindi, può essere modificata».

Omar Favoriti intervista il vice-coordinatore del PDL Emilio Iampieri

1. In qualità di vice-coordinatore vicario del PDL il risultato ottenuto con l’Europee credo che sia il più bel premio che lei potesse sperare!

-Personalmente mi ritengo estremamente soddisfatto in quanto il coordinamento provinciale del PDL L’Aquila-Avezzano ha raggiunto la percentuale di consensi più elevata in Italia.

2. Dopo questo en plein del PDL nelle altre tre provincie tutti i riflettori saranno puntati sulla provincia dell’Aquila. Quali aspettative e strategie per il voto d’Autunno?

-Il voto nella provincia dell’Aquila siamo sicuri che riconfermerà i risultati già ottenuti all’elezioni del 6-7 Giugno scorso.Guardiamo con grande fiducia all’opera di ricostruzione della città dell’Aquila confidando nel pieno rispetto dei tempi e delle modalità stabilità dal governo Berlusconi.

3. Che cosa pensa della fronda montata da alcuni sindaci di sinistra e dalla presidente della provincia contro Bertolaso e Berlusconi contestando le modalità della ricostruzione post-terremoto?

-Io ritengo personalmente che tali argomentazioni siano strumentali e prive di fondamento e che abbiano l’unica finalità di generare nei confronti della popolazione colpita dalla tragedia del terremoto paure ed ansie immotivate.L’attuale presidente della provincia deve prendere contezza che il voto nella provincia dell’Aquila sarà all’insegna del cambiamento come già avvenuto nelle altre tre provincie d’Abruzzo.

Marsica est: Pdl sbanca, sinistra ko

Nei comuni di Lecce nei Marsi, Ortucchio e Gioia dei Marsi schiacciante vittoria del PdL. Il PdL a Lecce nei Marsi ha raggiunto il 52,14 % dei consensi contro il 17,9 % del PD, terzo UDC con 11,9 % dei voti.

Risulta evidente che la popolazione ha inteso dare al sindaco Dott. Andrea Favoriti un attestato di riconoscimento dell'azione amministrativa di alto profilo svolta a favore di tutta la popolazione. Ricordiamo che il Dott. Favoriti è sindaco di una coalizione di centrodestra (PdL). Ad Ortucchio il PdL ha ottenuto 482 voti contro il 142 del PD, terzo Di Pietro con 71 voti. Ricordiamo che ad Ortucchio c'è un'amministrazione di centrodestra capeggiata dal Sindaco Federico D'Aurelio. A Gioia dei Marsi, anche qui netta vittoria del PdL con 567 voti, contro 262 del PD. Soprattutto grazie al capogruppo dell'opposizione Gianluca Alfonsi. Alla domanda:"Cosa ne pensa di questo risultato a Gioia dei MArsi?", Alfonsi afferma:"Risultato eccellente che conferma il trend positivo per il PdL, già avviato nelle recenti consultazioni politiche. Questo dimostra il buon lavoro in questi anni di opposizione da parte del gruppo consiliare da me presieduto e dai dirigenti locali del centrodestra. E' un voto che ha un chiaro riflesso sull'operato dell'amministrazione comunale. In altre parole i cittadini hanno voluto esprimere un negativo e severo giudizio sull'operato del sindaco e della giunta".